Gli Oli Essenziali nell’Antico Egitto

Le scritture sui papiri del 4500 a.C. parlano dell’uso di balsami, oli profumati, cortecce e resine profumate e della produzione di aceto aromatico, vino e birra. Le formulazioni specifiche venivano miscelate dai sacerdoti, che erano anche medici, e che interpretavano il volere degli Dei per le persone. Vi sono ricette per le malattie, per ringiovanire, per la febbre alta e per la contraccezione.

I templi egizi erano dei laboratori per i grandi sacerdoti. Erbe e fiori pregiati venivano importati da paesi lontani come Somalia, Malesia, India e Cina: semi come carvi e anice, radici come angelica e orchidea blu, cortecce come cedro e cipresso, resine come incenso e mirra.

I sacerdoti usavano quintali di piante per fare oli profumati da bruciare nei templi. Le statue degli Dei erano coperte con oli speciali per ogni divinità maschile e femminile (artemisia per Iside, maggiorana per Osiride).

Il vocabolario egizio per i profumi era straordinariamente vasto e questo è un indicatore linguistico dell’importanza del profumo in quella cultura. Avevano profumi per le diverse occasioni: mattina, sera, meditazione, amore, guerra. Il faraone e i membri della sua famiglia avevano, addirittura, profumi per la firma, composti appositamente per loro, come la musica. La regina Hatshepsut, l’unico faraone donna (1490-1468 a.C.), favorì lo sviluppo dei profumi e il trucco pesante degli occhi tipico degli egizi.

Gli egiziani credevano che fosse importante conservare il corpo fisico dopo la morte e scoprirono che gli aromi e gli oli essenziali avevano degli effetti conservativi. Si sviluppò così l’arte dell’imbalsamazione. Ogni imbalsamatore sviluppò la sua formula segreta che veniva custodita gelosamente. Il processo di imbalsamazione prevedeva la rimozione del cervello e delle viscere, che venivano messe in recipienti diversi, in una soluzione di carbonato di sodio. Il corpo veniva bagnato con oli essenziali e immerso in resine aromatiche. Dopo tre mesi, il corpo veniva avvolto con della garza impregnata di resina, olio di cedro e mirra. Per i componenti della famiglia reale il procedimento durava fino a sei mesi, mentre per una persona normale poteva durare solo alcune ore. Il procedimento era così efficace, che i frammenti di intestino vecchi di tremila anni, all’esame microscopico, risultano ancora intatti. Le fasciature delle prime mummie scoperte vennero trasportate in Inghilterra e Francia, immerse in alcool e la soluzione filtrata era venduta come medicina per aumentare la resistenza alle malattie.

Gli Egizi usavano comunemente le erbe aromatiche per cucinare. Usavano l’anice, il coriandolo e il carvi, in aggiunta al pane di miglio e di orzo per migliorarne la digeribilità. Menta, maggiorana e prezzemolo erano ampiamente usati per condire i cibi. La cipolla era usata spesso come sostituto della carne e un bulbo veniva trovato a fianco di ogni mummia.

Un’iscrizione sulla piramide di Cheope (4500 a.C.) afferma: “Ogni mattina il capomastro darà a ogni schiavo uno spicchio d’aglio per conservare la salute e la forza durante la costruzione”.

Gli Egizi crearono uno dei primi deodoranti: venivano inseriti degli aromi in un cono di cera che, sciogliendosi al calore del sole, rilasciava il suo fragrante profumo. Si dice che Cleopatra, che governava l’Egitto durante l’espansione di Roma, avesse ammaliato Marco Antonio non per la sua bellezza, ma con la sua arte nell’uso dei profumi.