Miscelare gli oli essenziali: “sentire” con il naso

La miscelazione degli oli essenziali è un processo creativo, in cui l’esperienza ha un aspetto importante perché è in grado di guidarvi verso preferrenze personali e combinazioni efficaci. Per diventare bravi miscelatori, occorre esperienza e, quindi, è necessario dedicare tempo alla scoperta degli odori dei diversi oli essenziali.

Esistono, tuttavia, alcuni strumenti e linee guida utili per preparare miscele equilibrate e soddisfacenti.

Non analizzare più di 3-4 oli essenziali per volta e liberate il naso tra l’uno e l’altro perché sono molto persistenti.

Scegliete una zona in cui non vi sono correnti d’aria, odori di cibo o altri odori domestici (esempio, detergenti). Procuratevi una serie di strisce di carta assorbente, acquistabili presso i fornitori di oli essenziali, una penna e un quaderno per prendere appunti.

Prima di cominciare, liberate il naso, facendo una serie di respiri lenti e profondi e, poi, una serie di inspirazioni ed espirazioni brevi e veloci.

Prendete una striscia di carta assorbente e scriveteci sopra il nome dell’olio essenziale da annusare. Versate qualche goccia di olio essenziale sulla scriscia, annusatela ripetutamente (la carta assorbente non deve toccare il naso) e scrivete le vostre impressioni con parole significative per voi. Non dimenticate di annotaree origine, fornitore e tutte le informazioni importanti, in modo che, successivamente, possiate confrontare la qualità di oli essenziali provenienti da diverse fonti.

All’inizio è un processo difficile e mancheranno le parole per esprimere le vostre impressioni, ma con la pratica tutto diventerà più semplice e naturale.

Perché miscelare gli oli essenziali

L’arte dell’Aromaterapia consiste nel combinare vari oli essenziali per trattare problemi specifici. E’ un’abilità individuale che determina la creazione di una miscela unica.

Gli oli essenziali sono sostanze che lavorano in armonia con il corpo e, potenzialmente, hanno effetti di grande portata. Un olio, da solo, ha determinate proprietà e impieghi medicinali, ma quando vengono miscelati due o più oli, si verifica una reazione chimica e gli oli si combinano in un composto nuovo. In una miscela appropriata, le proprietà di ciascun olio vengono valorizzate e la nuova composizione può essere d’ausilio per una serie di altri disturbi.

La sinergia deriva dalla miscelazione degli oli essenziali che si integrano in modo da intensificare l’effetto complessivo. Gli oli essenziali che si miscelano bene vengono definiti sinergici.

Sulla base di questo principio, gli oli essenziali possono essere miscelati e modificati da un trattamento all’altro, in base alle esigenze della persona, in un particolare momento. Per creare una sinergia potente, è necessario deve tener conto non solo dei disturbi trattati, ma anche della causa del disturbo.

Infine, quando si crea una miscela, è necessario tener conto della volatilità di un olio essenziale, cioè la sua velocità di evaporazione, descritta in termini di “note”. Ogni olio essenziale ha una propria gamma di note di testa, di cuore e di base, benché ce ne sia sempre una che tende a dominare e, pertanto, la manifestazione delle note varia in modo considerevole (per maggiori informazioni: La Piramide Olfattiva, Le Note) ed influenza la miscela da usare.

Come usare gli oli essenziali: gli oli vettori

Gli oli essenziali sono troppo concentrati per poter essere applicati direttamente sulla pelle, quindi vengono inizialmente miscelati con un olio più leggero per diluirli e renderli più semplici da applicare. Gli oli vettori usati in Aromaterapia vengono estratti da materia vegetale, noccioli o semi.

Gli oli vettori sono fissi, cioè non evaporano ed hanno un odore minimo o nullo. In genere, vengono prodotti mediante spremitura a freddo.

Esistono tre tipi principali di oli vettori:

  1. oli fissi di base, come mandorla, vinaccioli e nocciolo di albicocca; questi oli sono chiari, non troppo viscosi ed hanno un odore minimo; possono esser usati sul corpo e sul viso, con o senza l’aggiunta di oli essenziali.
  2. oli fissi speciali, come avocado, jojoba e il germe di grano; in genere sono più scuri, più viscosi e più pesanti degli oli di base; vengono normalmente utilizzati in piccole quantità, miscelati con oli vettore più leggeri;
  3. oli macerati (oleoliti), come calendula, carota, iperico, arnica; sono estratti vegetali ed hanno proprietà teraupetiche aggiuntive; sono ottimi per la pelle e possono essere aggiunti ad una miscela, oppure applicati da soli con gli oli essenziali.

E’ importante utilizzare oli vettore di alta qualità, preferibilimente prodotti mediante spremitura a freddo e, quindi, senza uso di sostanze chimiche perché, più un olio è elaborato, minore è il suo quantitativo di vitamine (la raffinazione rimuove gli elementi più esposti al deterioramento, ma tra questi vi sono anche i nutrienti in grado di ristrutturare la pelle).

Gli oli vettori sono deperibili, per cui è buona norma acquistarli spesso e in piccole quantità. Conservateli in contenitori ermetici, in un luogo fresco, lontano dalla luce del sole e dall’umidità. Gli oli si deteriorano se esposti all’aria, al calore, all’acqua e alla luce, e sviluppano un odore rancido. Una volta esposto all’aria, un olio vettore si conserva al massimo per sei mesi.

 

 

La Piramide Olfattiva, Le Note

Uno dei sistemi più usati in Aromaterapia, per miscelare gli oli essenziali, è basato sulla velocità di evaporazione. Tutti gli oli sono divisi in note di testa (alte), note di cuore (medie) e note di base (basse), secondo la velocità di evaporazione.

Le note di testa sono formate da oli che hanno un’evaporazione veloce e, altrettanto, velocemente arrivano al naso. È l’odore che si percepisce per primo annusando un olio essenziale, spesso sono anche le note più forti ma, sfortunatamente, si disperdono molto velocemente.
L’evaporazione veloce si spiega con l’alto contenuto di terpeni, molecole piccole che evaporano velocemente. Una goccia messa su una carta assorbente diffonde la sua nota di testa e scompare in un tempo che di solito va da 15 minuti a 2 ore.
Formano il 10-15% di una miscela e agiscono soprattutto sulla mente.
Sono conosciuti per le note di testa: arancio, bergamotto, cajeput, canfora, cardamomo, carvi, citronella, cumino, dragoncello, eucalipto, limone, litsea, mandarino, menta piperita, petitgrain, pompelmo, verbena.

Note di Testa

Volatilità: molto volatili
Azione: rapida sul corpo e sulla mente. Forniscono la prima impressione di una miscela, ma non durano a lungo
Effetti: stimolano il corpo e la mente con effetti positivi sul morale

Le note di cuore sono il secondo profumo che si percepisce dopo la scomparsa della nota di testa e possono rimanere, su un pezzo di carta assorbente, da alcune ore ad alcuni giorni. Queste note formano il corpo della miscela, normalmente sono il 40-80% della miscela ed hanno il compito di armonizzare l’odore acuto della nota di testa con la profondità della nota di base.
Per le note di cuore vengono utilizzate normalmente delle piante definite erbacee: achillea, alloro, anice, camomilla romana, camomilla blu, coriandolo, finocchio, gelsomino, geranio, issopo, lavanda, melissa, mimosa, mirto, mughetto, neroli, rosa, rosmarino, salvia sclarea, ylang ylang. Queste piante sono tipicamente calde, equilibranti e stabilizzanti. Spesso influiscono sulla parte mediana del corpo, sulle funzioni digestive e sulle funzioni degli organi.

Note di Cuore

Volatilità: moderatamente volatili
Azione: moderata sul corpo e sulla mente. Danno corposità ad una miscela
Effetti: interessano le funzioni del corpo (es.: digestione, mestruazioni)

Le note di base sono chiamate anche fissatori perché fissano o trattengono il profumo e rallentano o prolungano l’evaporazione delle note di testa. Possono rimanere su una carta assorbente per alcuni giorni o settimane.
Tipiche note di base sono: angelica, basilico, benzoino, betulla, cannella, legno di cedro, chiodi di garofano, cipresso, elicriso, ginepro, incenso, iperico, legno di rosa, maggiorana, mirra, muschio, noce moscata, origano, patchouli, pepe nero, pino silvestre, sandalo, santoreggia, tea tree, timo, tuberosa, vetiver, zenzero.
Di solito, questi oli essenziali sono densi e scuri, quando si odorano dalla bottiglia non hanno un aroma molto forte, ma quando il calore del corpo o della lampada diffonde il loro profumo, questo è tenace e rimane per alcuni giorni.
Hanno, di solito, un odore sgradevole, ma nella miscela sono estremamente importanti anche se occupano solo il 5% del totale.
Sono sempre state usate per scopi spirituali (unzione dei chakra) ed hanno affinità con gli organi sessuali maschili e femminili.

Note di Base

Volatilità: poco volatili
Azione: lenta su corpo e mente. Fissano una miscela, conferendole capacità di permanere
Effetti: sedativi e rilassanti, anche in caso di distrubi nervosi

È importante ricordare che gli oli essenziali contengono centinaia di composti chimici. Alcuni di questi componenti sono note di testa, altri note di cuore o note di base. Per esempio, l’angelica ha una nota di testa molto forte che si percepisce subito all’olfatto (è un chetone fortemente odoroso, con struttura molecolare piccola), ma insieme a questo componente, ha anche note di cuore e di base.

Molte volte un olio essenziale è già in sé una miscela completa che contiene l’intera gamma degli aromi. La rosa è un altro buon esempio perché ha note di testa, di cuore e di base.

Quando si consultano i libri che trattano di oli essenziali e Aromaterapia si può entrare in confusione perché un autore mette un certo olio fra le note di testa, un altro autore lo mette tra le note di cuore e, spesso, entrambe le posizioni sono corrette.

Il vantaggio di miscelare vari oli essenziali è che si possono avere diversi effetti con una sola miscela. Nel trattamento dell’acne, per esempio, si possono inserire: la lavanda per contrastare i batteri che causano irritazione sulla superficie della pelle; il cedro per diminuire la produzione di sebo della pelle e il metabolismo della pelle; la camomilla per superare lo stato infiammatorio; l’angelica che, agendo sugli aspetti psicologici, aiuta a ritrovare l’autostima e la sicurezza in sé stessi.

Il lavoro del miscelatore è dunque quello di valutare tutte le varie possibilità, selezionare gli oli che possono agire in sinergia, evitando le associazioni energeticamente opposte. La miscela di oli essenziali dovrà essere ben formata, con note di testa, note di cuore, note di base e con odore gradevole. A volte, lo scopo della nota di testa o della nota media è quello di coprire un olio di base sgradevole ma terapeuticamente importante.

Gli Oli Essenziali nelle civiltà di Mesopotamia, India e Cina

Le civiltà della Mesopotamia, dell’India e della Cina non solo commerciavano erbe e prodotti aromatici, ma diffondevano anche informazioni sul modo di usare questi prodotti.

In Persia, è stato scoperto un apparecchio di ceramica per distillazione risalente al 2500 a.C. Alcune tavolette di terracotta rivelano che a Babilonia, ogni anno, venivano bruciate circa trenta tonnellate di incenso. Nella civiltà assira, si usavano sessanta tonnellate di incenso nella festa annuale del dio Baal. In Israele, al funerale del re Erode, il corpo venne preceduto da un corteo di cinquemila schiavi che portavano delle urne in cui bruciava incenso.

In India, l’Ayurveda ha dato alle erbe e agli aromi una parte importante nella filosofia della guarigione; si usavano e si usano tuttora erbe fresche, erbe secche per infusi, erbe secche o fresche ridotte in polvere, insieme al succo fresco delle piante per confezionare a mano delle pillole.
Una forma primitiva di estrazione di oli essenziali prevedeva la polverizzazione e la macinazione di erbe fresche o essiccate, con conseguente spremitura dell’olio essenziale.

L’arte della distillazione a vapore, con l’uso di apparati di ceramica o di metallo, venne perfezionata tre o quattromila anni fa ed è in uso ancora oggi. Il commercio e le guerre hanno portato in India molte erbe nuove provenienti dall’Estremo Oriente, Medio Oriente, Egitto e Africa. Le conquiste arabe nel subcontinente indiano, circa mille anni, fa portarono enormi cambiamenti nell’uso degli oli essenziali.

La grande esperienza nella distillazione, sviluppata dagli Arabi, rese possibile la produzione di attar, un metodo di co-distillazione in cui un componente molto leggero e volatile, come il gelsomino, viene distillato con un olio essenziale molto pesante come il sandalo, così il componente più pesante trattiene il profumo del componente floreale più leggero.

La produzione degli oli essenziali è continuata, fino ad oggi, ad essere un’attività importante in molti piccoli villaggi, dove il tipo di apparecchiatura per la distillazione non cambia da tremila anni.

Gli Oli Essenziali al tempo di Greci, Romani, Arabi e nell’Europa Cristiana

I Greci e poi i Romani impararono dagli Egizi e dai contatti con la cultura indiana l’uso dell’aromaterapia, dei profumi, degli oli profumati e la conoscenza della medicina erboristica.

La profumazione del corpo era un aspetto importante della vita, il massaggio giornaliero con oli essenziali era una pratica raccomandata da Ippocrate.

Si dice che l’imperatore romano Nerone diede ordine di bruciare l’intera produzione di un anno di incenso al funerale di sua moglie Poppea; una flotta di navi venne usata per trasportare incenso dall’Arabia a Roma.

Il significato della parola latina perfuma è “per mezzo del fumo” e tale termine venne usato in origine per indicare l’azione di bruciare incenso.

Greci e Romani commercializzarono per la prima volta un profumo, una riproduzione della ricetta egiziana kyphi, datata 1500a.C. Si dice che contenesse sedici erbe, ma la traduzione arrivata fino a noi, ne cita solo dodici.

Con la caduta dell’Impero Romano, l’Europa attraversò un’epoca oscura. In questa parte del mondo, molti aspetti importanti della cura con gli aromi vennero perduti, soprattutto il segreto del procedimento della distillazione.

Tutta la documentazione letteraria era conservata nei monasteri e con essa la conoscenza delle erbe e, quindi, i monaci diventarono non solo gli interpreti della volontà di Dio, ma anche i dispensatori della Sua medicina, in quanto usavano i medicinali, fatti con le piante dei giardini botanici, e davano medicamenti sotto forma di infusi d’erbe, oli medicati con erbe, birra e vini medicati, liquori d’erbe e tinture.

Durante il Medioevo, la peste era la malattia più temuta e alcune persone si resero conto che le sostanze aromatiche potevano essere una difesa per proteggersi dal contagio. È ben documentato il fatto che gli erboristi e i profumieri erano praticamente immuni. Una banda di ladri particolarmente ardita era in grado di rubare impunemente nelle case dei morti perché beveva una tintura di aceto, preparata con erbe e spezie aromatiche, che li rendeva immuni dal contagio. Le autorità ottennero dai ladri questa informazione (in cambio di una pena più leggera) e la formula fu disponibile per tutti.
Durante l’epidemia di peste, si usava fumigare l’interno delle case e le strade bruciando legni aromatici come pino, cedro e cipresso.

La riscoperta moderna degli oli essenziali viene accreditata al medico e filosofo arabo Avicenna (1.000 d.C.). Gli Arabi insegnavano nelle loro università, comprese quelle in Spagna, la chimica, l’uso medicinale delle piante e i metodi di distillazione.

Durante le crociate e la conquista della Spagna, gli Arabi portarono i segreti della distillazione e le informazioni perdute che si diffusero in Europa.

Nel 1200 d.C., in Germania, si distillavano quarantasette differenti oli essenziali. Le prime produzioni erano centrate intorno alle erbe aromatiche, spezie e resine conosciute da antica data e provenienti dall’Estremo Oriente, Medio Oriente e dall’Africa. Gradualmente aumentò la distillazione delle erbe del nord e si diffuse la conoscenza dell’uso terapeutico di menta, rosmarino, camomilla e altre erbe delle zone temperate.

Nell’800 le pratiche igieniche avevano ridotto l’insorgere di malattie contagiose nelle città europee, riducendo così anche il bisogno di erbe.

Gli Oli Essenziali nell’Antico Egitto

Le scritture sui papiri del 4500 a.C. parlano dell’uso di balsami, oli profumati, cortecce e resine profumate e della produzione di aceto aromatico, vino e birra. Le formulazioni specifiche venivano miscelate dai sacerdoti, che erano anche medici, e che interpretavano il volere degli Dei per le persone. Vi sono ricette per le malattie, per ringiovanire, per la febbre alta e per la contraccezione.

I templi egizi erano dei laboratori per i grandi sacerdoti. Erbe e fiori pregiati venivano importati da paesi lontani come Somalia, Malesia, India e Cina: semi come carvi e anice, radici come angelica e orchidea blu, cortecce come cedro e cipresso, resine come incenso e mirra.

I sacerdoti usavano quintali di piante per fare oli profumati da bruciare nei templi. Le statue degli Dei erano coperte con oli speciali per ogni divinità maschile e femminile (artemisia per Iside, maggiorana per Osiride).

Il vocabolario egizio per i profumi era straordinariamente vasto e questo è un indicatore linguistico dell’importanza del profumo in quella cultura. Avevano profumi per le diverse occasioni: mattina, sera, meditazione, amore, guerra. Il faraone e i membri della sua famiglia avevano, addirittura, profumi per la firma, composti appositamente per loro, come la musica. La regina Hatshepsut, l’unico faraone donna (1490-1468 a.C.), favorì lo sviluppo dei profumi e il trucco pesante degli occhi tipico degli egizi.

Gli egiziani credevano che fosse importante conservare il corpo fisico dopo la morte e scoprirono che gli aromi e gli oli essenziali avevano degli effetti conservativi. Si sviluppò così l’arte dell’imbalsamazione. Ogni imbalsamatore sviluppò la sua formula segreta che veniva custodita gelosamente. Il processo di imbalsamazione prevedeva la rimozione del cervello e delle viscere, che venivano messe in recipienti diversi, in una soluzione di carbonato di sodio. Il corpo veniva bagnato con oli essenziali e immerso in resine aromatiche. Dopo tre mesi, il corpo veniva avvolto con della garza impregnata di resina, olio di cedro e mirra. Per i componenti della famiglia reale il procedimento durava fino a sei mesi, mentre per una persona normale poteva durare solo alcune ore. Il procedimento era così efficace, che i frammenti di intestino vecchi di tremila anni, all’esame microscopico, risultano ancora intatti. Le fasciature delle prime mummie scoperte vennero trasportate in Inghilterra e Francia, immerse in alcool e la soluzione filtrata era venduta come medicina per aumentare la resistenza alle malattie.

Gli Egizi usavano comunemente le erbe aromatiche per cucinare. Usavano l’anice, il coriandolo e il carvi, in aggiunta al pane di miglio e di orzo per migliorarne la digeribilità. Menta, maggiorana e prezzemolo erano ampiamente usati per condire i cibi. La cipolla era usata spesso come sostituto della carne e un bulbo veniva trovato a fianco di ogni mummia.

Un’iscrizione sulla piramide di Cheope (4500 a.C.) afferma: “Ogni mattina il capomastro darà a ogni schiavo uno spicchio d’aglio per conservare la salute e la forza durante la costruzione”.

Gli Egizi crearono uno dei primi deodoranti: venivano inseriti degli aromi in un cono di cera che, sciogliendosi al calore del sole, rilasciava il suo fragrante profumo. Si dice che Cleopatra, che governava l’Egitto durante l’espansione di Roma, avesse ammaliato Marco Antonio non per la sua bellezza, ma con la sua arte nell’uso dei profumi.

Precauzioni nell’uso degli Oli Essenziali

Data l’alta concentrazione di principi attivi e la forza della loro azione, gli oli essenziali devono essere usati con cautela, conoscendone composizione e proprietà.

L’uso interno degli oli essenziali può esser legittimamente consigliato solo da medici, farmacisti ed erboristi competenti e preparati.

Sono vietati per le donne in gravidanza, durante l’allattamento, per i neonati e i bambini sotto i 10 anni. Le donne in gravidanza o che allattano devono anche star attente all’uso esterno degli oli essenziali, in particolare con oli essenziali che contengono chetoni (cedro atlantico, issopo, finocchio, anice,
verbena, eucalipto, rosmarino, zenzero, menta) che vanno sempre evitati. Invece, l’uso delle acque floreali non presenta controindicazioni, neppure per i bambini.

Quando l’uso interno di un olio viene prescritto da un professionista, occorre non superare la dose di 1 o 2 gocce, 3 volte al giorno per un adulto, e di 1 o 2 gocce al giorno per un bambino di età superiore ai 10 anni. Queste gocce di olio essenziale vanno sempre assunte diluite in un cucchiaino di miele o di olio di oliva.

Gli oli essenziali che contengono fenoli (origano, timo, santoreggia, chiodi di garofano, olio essenziale ricavato dalle foglie della cannella, pepe, alcune varietà di basilico e di eucalipto, noce moscata) devono esser presi per via interna solo in diluizione al 10% e per non più di sette giorni consecutivi.

Gli oli essenziali non devono mai essere applicati puri sulle mucose (nasali, vaginali, rettali) e sugli occhi. In caso di incidente, detergere gli occhi immediatamente con olio di oliva (o un altro olio vegetale), poi sciacquare con acqua. In caso di indigestione accidentale, bere rapidamente diversi cucchiai di olio di oliva (o di un altro olio vegetale) e consultare un medico.

Dopo aver toccato un olio essenziale con le dita, lavare sempre le mani con il sapone per evitare qualsiasi contatto accidentale con gli occhi

I luoghi di produzione degli Oli Essenziali

I primi oli essenziali distillati nella storia sono stati estratti nel mondo arabo-persiano da piante aromatiche, come la lavanda, il rosmarino, il timo e la salvia.

I primi paesi produttori di questi oli essenziali sono stati, poi, i paesi del Mediterraneo. Ma è grazie allo sviluppo della profumeria in Francia e in Italia, in particolare, che gli oli essenziali e le acque floreali si sono diffuse in tutta Europa.

Nel XX secolo, lo sviluppo dell’aromaterapia come scienza ha permesso la distillazione degli oli essenziali delle piante in tutto il mondo. Ogni  continente offre un’incredibile varietà di oli essenziali con proprietà uniche.

Oggi i principali produttori sono:

  • paesi mediterranei (Francia, Italia, Spagna, Marocco ed Egitto);
  • Asia (India, Cina, Vietnam);
  • America centrale (Messico, Costa Rica);
  • America del Sud (Perù, Brasile, Amazzonia);
  • Oceania (Australia, Tasmania, Nuova Zelanda, Nuova Caledonia);
  • Sudafrica;
  • Madagascar, Comore.

La produzione di olio essenziale di rosa di Damasco, il più esclusivo di tutti per il suo profumo, è appannaggio di alcuni Paesi che ne hanno fatto una specialità (Iran, Turchia, Cina, India, Bulgaria).

Infine, in molti altri Paesi, in particolare nell’Oceano Indiano (Mayotte, Mauritius) e nel Pacifico, troviamo piccole imprese per la distillazione tradizionale.

Chemiotipo di un Olio Essenziale

L’olio essenziale di una pianta è definito legalmente dal suo chemiotipo (ct), cioè dal suo “profilo” botanico e chimico. Infatti, la stessa pianta della medesima specie botanica può produrre oli essenziali aventi una composizione chimica molto differente. Più precisamente, può avere un chemiotipo diverso in funzione delle sue condizioni di coltura o di crescita: composizione e natura del terreno, orientamento rispetto al sole, precipitazioni, temperatura.

Il timo comune (Thymus vulgaris) è un esempio significativo. Il chemiotipo timolo (ct timolo) è il più comune. Il chemiotipo carvacrolo compare quando il timo cresce in zone particolarmente calde e secche, mentre i chemiotipi tuianolo e alfa-terpineolo si trovano nelle zone più umide e il chemiotipo geraniolo nelle zone di montagna, dal clima rigido.

Il chemiotipo è individuato grazie ad un’analisi cromatografica e spectrometrica che riconosce e identifica le molecole. Questa classificazione è molto importante perché permette di selezionare gli oli essenziali per un uso mirato. Infatti, a seconda del chemiotico, un olio essenziale ha un uso diverso.

Per esempio, l’olio essenziale di rosmarino ha tre chemiotipi:

  • chemiotipo cineolo (ct cineolo) viene utilizzato per le affezioni respiratorie;
  • chemiotipo canfora (ct canfora) è utilizzato per l’apparato muscolare e le articolazioni dolorose;
  • chemiotipo verbenone (ct verbenone ) è uno stimolante per il fegato e le vie biliari.

L’olio essenziale di timo (Thymus vulgaris) ha molti chemiotipi, ognuno dei quali ha proprietà diverse:

  • chemiotipo timolo (ct timolo) ha proprietà antinfettive;
  • chemiotipo linalolo (ct linalolo )ha proprietà antibatteriche, antimicotiche (dermatiti, herpes), virucide, antiparassitarie;
  • chemiotipo tujanolo (ct tujanolo) ha proprietà  neurotoniche e antimicrobiche;
  • chemiotipo cineolo (ct cineolo) ha proprietà decongestionanti bronco-polmonari, antivirali;
  • chemiotipo carvacrolo (ct carvacrolo) ha proprietà antimicrobica e antinfiammatoria;
  • chemiotipo paracimene (ct paracimene) ha proprietà antalgiche, per uso topico in caso di reumatismi e di artrosi;
  • chemiotipo geraniolo (ct geraniolo) ha proprietà antibatteriche, antimicotiche, antivirali;
  • chemiotipo terpineolo (ct terpineolo) ha proprietà antibatteriche e antifungine.